A Nove di Vittorio Veneto, uno dei più affascinanti esempi di archeologia industriale. E’ ancora oggi in funzione e produce energia idroelettrica e che viene visitata da più di 50.000 persone all’anno. Al contempo un luogo di energia pulita e di vita culturale per il territorio
Le acque del Piave “fiume sacro alla Patria” sono il motore di una vera e propria cattedrale dell’energia, ovvero la centrale di Nove di Vittorio Veneto (Tv). La storia di questo complesso idroelettrico ha inizio nel 1914, con l’entrata in esercizio della Centrale denominata “Nove 1914”: è qui che prende avvio il processo di progressiva elettrificazione. Dotata di 3 gruppi turbina alternatore da 6 Megawatt, è infatti in grado di produrre energia da fonte rinnovabile utilizzando una portata massima di 24 m3/s.e. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la centrale rimane in funzione fino ai primi anni ’20. Il successivo salto tecnologico avviene nel 1925, con la realizzazione della seconda Centrale “Nove 1925”. Quest’ultima, grazie a un macchinario più moderno ed efficiente, nonché all’ampliamento delle opere idrauliche sul Piave che rendono disponibile una portata 10 volte superiore a quella precedente, mette a disposizione 45 megawatt di potenza. Nove entra così tra i protagonisti del boom industriale italiano. Nei primi anni ’70 nasce la moderna centrale, “Nove 1971”, realizzata in caverna e dotata di un
moderno gruppo turbina alternatore capace di derivare fino a 80 m3/s con una potenza efficiente di 65 MW. Le modalità di utilizzo mutano nel corso degli anni in funzione delle esigenze del sistema elettrico nazionale, ma la sua importanza e la strategicità rimangono inalterate. E più di recente non soltanto arrivano i riconoscimenti, come la certificazione Emas a fine anni ’90, ma i suoi spazi cominciano a rivestire una funzione culturale e vengono aperti al pubblico.
Il contesto economico è già di per sé un punto di forza. Secondo i dati forniti dalla stessa Enel, la fonte rinnovabile maggiormente utilizzata fabbisogno nazionale di energia elettrica. Analogamente la centrale non ha cambiato la sua valenza ambientale, perché consente una produzione energetica “pulita”. E, unitamente al complesso sistema idroelettrico del bacino idrografico del Piave, sostiene nel contempo il sistema agricolo della Pianura Veneta, alimentando con continuità la rete di canali irrigui (in particolare in estate). Pertanto Enel si dichiara costantemente impegnata a mantenerla efficiente, a migliorarne le performance mediante un continuo aggiornamento tecnologico, ad accogliere e contribuire alle iniziative che vogliono valorizzare il territorio a fini turistici e ricreativi. E in base a questo rigore sono arrivate le certificazioni dell’Emas ovvero “Eco-Management and Audit Scheme”; quest’ultimo è un regolamento comunitario per l’adesione volontaria a un sistema di ecogestione e controllo in ogni fase del ciclo produttivo, che nel caso di Nove ha attestato ogni anno i risultati raggiunti dal 1999 al 2015. Nel frattempo la centrale ha sperimentato una vocazione sociale, proponendosi come volano culturale del territorio: sempre più spesso le sue porte vengono aperte al pubblico non solo per svelarne la storia e i “segreti” tecnologici, ma anche per ospitare mostre, dibattiti e performance artistiche o musicali.
Le iniziative culturali hanno riscontrato molti apprezzamenti, grazie anche al contesto originale che le ospita, e lo attesta il successo crescente di partecipazioni. «Lo scorso anno il numero di visitatori degli impianti ha infatti ampiamente superato quota 50mila», riferiscono i responsabili della centrale. «Senza dimenticare il coinvolgimento dell’intero patrimonio idroelettrico di Enel nella valorizzazione turistica e ambientale del territorio, come il percorso artificiale di arrampicata sulla diga di Pieve di Cadore. Per cui ci si aspetta una prosecuzione di questa politica ancora per molto tempo».